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Gaber e GaudioGaber a scuola Video di Ventisei canzoni di Giorgio Gaber interpretate dal prof. Gaudio a scuola: Verso il terzo millennio (E tu mi vieni a dire), Trani a gogò, Torpedo blu, I soli, Lo shampoo, Il Riccardo, Quello che perde i pezzi, Quando è moda, è moda, L'odore, La marcia dei colitici, Le mani, Io non mi sento italiano, L'illogica allegria, Goganga, È sabato, Il dilemma, Destra Sinistra, Il dente della conoscenza, La democrazia, Il corrotto, Com'è bella la città, Chiedo scusa se parlo di Maria, Cerco un gesto, un gesto naturale, C'è un'aria, C'è solo la strada, Barbera e champagne Il prof Gaudio commenta e interpreta alcuni brani famosi di Giorgio Gaber
"Giorgio Gaber: un uomo" recital musicale didattico del prof. GaudioDopo i video potrai leggere il Canovaccio del recital didattico (lezione-spettacolo) del professor Gaudio Il professor Gaudio è disponibile a rifare questo spettacolo. Contattatelo tramite e-mail luigigaudio@yahoo.it Qui sotto i video su youtube della lezione-spettacolo Video su YoutubeLa Ballata del Cerutti
La risposta al ragazzo della Via Gluck
Com'è bella la città
Chissà nel socialismo
La libertà
Le elezioni
Far finta di essere sani
La canzone dell'appartenenzaUn'idea
L'odoreLo shampoo
Destra-sinistra
Non insegnate ai bambini
Canovaccio dello spettacoloIntroduzione Sapete, io non ho mai conosciuto Gaber di persona, eppure lui nel corso dei suoi spettacoli teatrali mi parlava della sua esperienza di vita senza tacere nulla, anche le cose più inconfessabili. Questo è un regalo che poche persone sono in grado di fare agli altri. La ballata del CeruttiGaber parla così di se stesso agli esordi: “il chitarrista di Celentano divenuto cantante solo perché lui arrivava in ritardo e l’orchestra aveva bisogno di una voce con cui provare". È da qui che nasce una folgorante carriera che lo porterà anche a partecipare a festival, a vendere migliaia di dischi, e a condurre varietà e show televisivi di grande successo lungo tutti gli anni sessanta. Gaber in quegli anni non scrive solo testi commerciali, di successo, ma anche canzoni piene di poesia, aperte però sulla realtà, che gettano una luce sul mondo dei giovani squattrinati della Milano di periferia, come “La ballata del Cerutti”. Si può trovare qui un’analogia con gli odierni rapper metropolitani. Il Cerutti è il balordo che ruba una lambretta e che poi va in galera e con il condono (oggi si direbbe) con un indulto, esce, segno di un disagio giovanile che incomincia a serpeggiare nella Milano, la grande città industriale in ascesa negli anni sessanta La ballata del Cerutti (Gaber)
Io ho sentito molte ballate quella di Tom Dooley quella di Davy Crocket e sarebbe piaciuto anche a me scriverne una così invece invece niente ho fatto una ballata per uno che sta a Milano al Giambellino il Cerutti Cerutti Gino
Il suo nome era Cerutti Gino ma lo chiamavan drago gli amici al bar del Giambellino dicevan che era un mago
vent'anni biondo mai una lira per non passare guai fiutava intorno che aria tira e non sgobbava mai
il suo nome era Cerutti Gino ma lo chiamavan drago gli amici al bar del Giambellino dicevan che era un mago
una sera in una strada scura occhio c'e' una lambretta fingendo di non aver paura il Cerutti monta in fretta ma che rogna nera quella sera qualcuno vede e chiama veloce arriva la pantera e lo vede la madama
il suo nome era Cerutti Gino ma lo chiamavan drago gli amici al bar del Giambellino dicevan che era un mago
ora è triste e un poco manomesso si trova al terzo raggio e' lì che attende il suo processo forse vien fuori a Maggio s'e' beccato un bel tre mesi il Gino ma il giudice è stato buono gli ha fatto un lungo verborino è uscito col condono
il suo nome era Cerutti Gino ma lo chiamavan drago gli amici al bar del Giambellino dicevan che era un mago è tornato al bar Cerutti Gino e gli amici nel futuro quando parleran del Gino diran che è un tipo duro La risposta al ragazzo della via GluckLa cosa che più mi piace del Gaber degli anni sessanta, che deve lottare con censure della televisione di stato e dei discografici, è il garbo e l’ironia che mostra, per esempio quando fa il verso ad una famosa canzone di Celentano. In questi anni non è mai sopra le righe, mentre forse negli anni successivi del teatro-canzone talvolta, bisogna ammetterlo, un po’ sopra le righe è andato. Varrebbe forse la pena di confrontare l’ironia di Gaber con quella di Manzoni, Svevo o Chaplin La risposta al ragazzo della via Gluck
Questa è la storia di un ragazzo che abitava in una strada di periferia e, in fondo in fondo un po' assomiglia al ragazzo di via Gluck, anche se i suoi problemi sono un po' diversi sol re7 Era un ragazzo un po' come tanti che lavorava, tirava avanti sol ed aspettava senza pretese il suo stipendio a fine mese re7 la madre a carico, in due locali, mobili usati, presi a cambiali sol in un palazzo un po' malandato servizi di corte, fitto bloccato sol do Ma quella casa ma quella casa ora non c'è più re7 sol Ma quella casa ma quella casa l'han buttata giù
Morta la madre, rimasto solo, pensa alle nozze e alla morosa che già prepara il velo da sposa ed il corredo per la sua casa per quella casa, fitto bloccato, tre lire al mese, spese comprese lui la guardava tutto contento ed aspirava l'odor di cemento
Ma quella casa............
Già tutto è pronto, le pubblicazioni il rito in chiesa e i testimoni quand'ecco arriva un tipo astratto con barba e baffi e avviso di sfratto e quel palazzo un po' malandato va demolito per farci un prato il nostro amico la casa perde per una legge del piano verde
Ma quella casa ..........
Persa la casa, fitto bloccato, la sua morosa l'ha abbandonato l'amore è bello ma non è tutto e per sposarsi occorre un letto Ora quel prato è frequentato da qualche cane e qualche coppietta e lui ripensa con grande rimpianto a quella casa che amava tanto
Ma quella casa...........
E' ora di finirla di buttar giù le case per fare i prati. Cosa ci interessano a noi i prati? Guarda quello lì: doveva sposarsi, gli han buttato giù la casa e non puo' più sposarsi. Roba da matti
Io non capisco perchè non buttano giù i palazzoni del centro: quelli sì che disturbano, mica le case di periferia! Mah, i soliti problemi.....qui non si capisce mai niente Com’è bella la cittàA proposito del boom edilizio, dell’urbanizzazione selvaggia, Gaber in modo ironico sembra esaltare la città metropolitana, più stimolante della campagna, ma poi il ritmo nevrotico verso la fine della canzone sottolinea implicitamente tutte le contraddizioni delle metropoli moderne. Siamo nel 1970 e questa canzone verrà inserita nel primo spettacolo del teatro-canzone di Gaber, intitolato “Il signor G” Com’è bella la cittàdi Gaber – Luporini - 1970 © Edizioni Curci Srl - Milano [Parlato] La città di
Milano ha una struttura tipicamente concentrica. I nostri interventi tendono a
razionalizzare dov'è possibile tutto ciò che riguarda la viabilità, i servizi,
le strutture primarie, le infrastrutture. Si deve dare al cittadino uno spazio
vitale, abitabile, confortevole, soprattutto congeniale alla sua natura intima e
al tempo stesso operosa. In questo contesto, in questo contesto, in questo
contesto… Vieni, vieni in città che stai a fare in campagna? Rem Sol7 Do Do6 Re+ Sol7 Do Se tu vuoi farti una vita devi venire in città Lab7 Sol Do Do6 Rem7 Sol7 Com'è bella la città, com'è allegra la città Rem7 Solm7 Do9 Do com'è viva la città, com'è grande la città Rem piena di strade e di negozi e di vetrine Sol7 Rem7 Sol7 piena di luci, con tanta gente che lavora Do9 Do con tanta gente che produce
Vieni, vieni in città Piena di strade e di negozi
Con le réclames sempre più
grandi sempre di più, sempre di più, sempre di più!
Il sessantottoPer Gaber rappresenta una spinta a migliorarsi, a cambiare in positivo: è un sessantottino della prima ora. Dice il suo amico Massimo Bernardini “Ha conservato come pochi nel cuore la purezza dell’esperienza della contestazione, sentendone nostalgia. Non ha accettato l’esistente, non si è rassegnato”. Egli però vive il sessantotto non in modo acritico. Scopre le contraddizioni di un movimento che presto viene inglobato dentro i meccanismi dell’ideologia e della politica, come si intuisce da questa canzone fatta dieci anni dopo il sessantotto “Chissà nel socialismo”, dove ironizza sulla presunzione che il socialismo avrebbe risolto tutti i problemi. Ha scritto Gaber: "Una volta ho domandato a Sofri: “ma tu ci credevi veramente alla rivoluzione?” E lui: “forse non ce lo siamo mai chiesti, o avevamo paura di chiedercelo". Chissà nel socialismodi Gaber – Luporini 1978 © Edizioni Curci Srl - Milano
Scegliere un lavoro è il mio problema Chiedo scusa se parlo di Maria"Chiedo scusa se parlo di Maria", canta l’eretico Gaber nel 1973. "La libertà, la rivoluzione, il Vietnam, la Cambogia", sì, d’accordo, ma "io vorrei parlare di Maria". Dei miei bisogni, di quello che mi manca, dell’amore, dei soldi, di una casa. Anche se non c’entra niente, qui, adesso, con l’ordine del giorno. C’era come un imperativo, infatti, nel sessantotto, nei collettivi che si facevano a scuola, nei posti di lavoro, ed era il seguente: mettere da parte le questioni private (vedi "Una questione privata" di Beppe Fenoglio), perché c’era qualcosa di più importante da fare, c’era una società ingiusta da abbattere , c’era un futuro da costruire, e soffermarsi sul privato era sintomo di egoismo e ristrettezza di orizzonti. Ma Gaber dice no. Per lui viene prima l’uomo, e la donna, prima di qualunque discorso, prima di qualunque ideologia Chiedo scusa se parlo di MariaChiedo scusa se parlo di Maria Il teatro canzoneDagli anni settanta in poi Gaber si inventa un’altra forma di spettacolo che coniuga la sua esperienza ormai più che decennale nel modo della canzone, con la sua presenza scenica. Dice Gad Lerner “Ogni estate, in Toscana, si mette lì con l’amico pittore Sandro Luporini a scrivere canzoni e a misurare la miseria dei luoghi comuni e delle mode culturali”. "Teatro canzone" è la più sintetica definizione di un certo modo di fare spettacolo a partire dagli anni '70. Gaber non ha bisogno di scenografie. Basta un complesso musicale che lo accompagni, talvolta addirittura è sufficiente qualche base musicale, e lui “un uomo” sul palco, a diretto contatto con altri uomini, gli spettatori, che per una sera non sono una audience, un gruppo, un partito, non sono l’opinione pubblica, ma sono solo e semplicemente uomini, per una volta sollecitati a pensare non con schemi o pregiudizi. Per capire l’originalità del teatro canzone di Giorgio Gaber vale la pena di ascoltare le parole che gli rivolgeva lo scrittore Davide Lajolo: Caro Gaber, Caro Gaber, lo so che a dirtelo tu abbassi il viso perché
sei modesto dentro, ma tu sei un uomo di cultura anche se l’unico motivo fosse
questo: che ti chiedi costantemente perché stai al mondo. Non è cosa da poco:
non lo sanno in molti, soprattutto non se lo chiedono e tu lo ricordi a tutti
divertendoli, con le tue canzoni. Dice Mina al proposito: “L’eleganza inesorabile, la lucidità, l'ironia potente e leggera, la buona creanza nonostante l'intelligenza rivoluzionaria, la sottile gentilezza d’animo, la voglia di ridere comunque, la consapevolezza di essere un uomo superiore, la voglia di non fartelo pesare, ma solo intuire, la potenza della semplicità nella sua musica e nella sua esposizione vocale, il non arrendersi alle mode, l'aria consapevole e tollerante per quelli che non sono come lui […] fanno di Giorgio un essere assolutamente unico, come artista e come uomo.” La libertàSulla libertà Gaber incomincia a riflettere sin dagli anni settanta, con questa idea di fondo: che la libertà non consista nel fare quello che si vuole, ma consiste nel partecipare, da qui l’importanza della delega, quindi del gesto puro delle elezioni, inconcepibile laddove ci sia uno stato autoritario. La libertàdi Gaber – Luporini - 1972 © Edizioni Curci Srl - Milano [parlato]: Vorrei
essere libero, libero come un uomo.
La libertà non è star sopra un albero Le elezioniSulla questione della partecipazione Gaber è ritornato anche in anni più recenti. Questa soave canzone dedicata al rito delle elezioni da una parte sembra confermare la fiducia nel valore delle scelte popolari, dall’altra, però, nasconde un non so che di ironico. Non bisogna dimenticare, infatti, che Gaber nella canzone “Una razza in estinzione” dirà che non crede neppure nella democrazia e che la sua generazione ha perso. Viene un po’ da ridere ad ascoltare questa canzone, se si sa cosa dice Gaber di tutti i partiti politici. Badate, tutti! Non se ne salva uno: dai fascisti di AN, a Berlusconi (e chi si inventa un bel partito per il nostro bene sembra proprio destinato a diventare un buffone), ai cattolici di centro, ai conformisti catto-comunisti, che definisce i conformisti di oggi, agli uomini grigi del PCI e di tutti i vari partiti che dal PCI sono nati. Non per niente una delle sue ultime canzoni si intitola “Il potere dei più buoni” e contro il buonismo di sinistra Gaber lancia i suoi ultimi strali. Per non parlare di quello che dice nella canzone “io se fossi Dio” su radicali e socialisti: Compagno radicale, tu occupati pure di diritti civili e di idiozia che fa democrazia e preparaci pure un altro referendum questa volta per sapere dov'è che i cani devono pisciare!
Compagni socialisti, con le vostre spensierate alleanze di destra, di sinistra, di centro, coi vostri uomini aggiornati, nuovi di fuori e vecchi di dentro!... Compagni socialisti fatevi avanti che questo è l'anno del garofano rosso e dei soli nascenti! Fatevi avanti col mito del progresso e con la vostra schifosa ambiguità! Ringraziate la dilagante imbecillità Le elezioniRe Generalmente mi ricordo La una domenica di sole Re una giornata molto bella Re7+/Fadiesis un'aria già primaverile Sol in cui ti senti più pulito anche la strada è più pulita Re senza schiamazzi e senza suoni La7/4 chissà perché non piove mai Re quando ci sono le elezioni.
Una curiosa sensazione che rassomiglia un po' a un esame di cui non senti la paura ma una dolcissima emozione, e poi la gente per la strada li vedi tutti più educati sembrano anche un po' più buoni ed è più bella anche la scuola quando ci sono le elezioni. Redim Persino nei carabinieri Re7+/Fadiesis c'è un'aria più rassicurante Sol ma mi ci vuole un certo sforzo per presentarmi con coraggio Re c'è un gran silenzio nel mio seggio La7/4 Re un senso d'ordine e di pulizia. Sol La Re De___mocrazia!
Mi danno in mano un paio di schede e una bellissima matita lunga, sottile, marroncina perfettamente temperata e vado verso la cabina volutamente disinvolto per non tradire le emozioni e faccio un segno sul mio segno come son giuste le elezioni.
È proprio vero che fa bene un po' di partecipazione con cura piego le due schede e guardo ancora la matita così perfetta è temperata... io quasi quasi mela porto via. Democrazia
Far finta di essere saniNello spettacolo dei primi anni settanta, che era intitolato “Far finta di essere sani”, forse uno dei più significativi della sua lunga carriera teatrale, Gaber coglie le ipocrisie del vivere borghese, di chi si pone domande sulla vita e poi “nel dubbio si compra una moto”. Nello stesso spettacolo c’era una canzone che si intitolava “Dall’altra parte del cancello”. È singolare il fatto che un cantautore contemporaneo, Simone Cristicchi, abbia ripreso quelle intuizioni, intitolando “Dall’altra parte del cancello” un suo spettacolo, in cui legge le lettere di internati nel manicomio di Volterra, ricordando che fino a pochi decenni erano messi nei manicomi uomini e soprattutto donne per “eredità, stravizi e abuso di liquori, conseguenze di parto, prostituzione, disturbi della mestruazione, gelosia ed amore contrariato, esaltazione religiosa”. Lo stesso Cristicchi si chiede pirandellianamente “Chi è il pazzo?” Far finta di essere sanidi Gaber – Luporini - 1973 © Edizioni Curci Srl - Milano
Vivere, non riesco a vivere Canzone dell'appartenenzaNegli anni settanta eravamo tutti o cristiani o comunisti. Ci hanno detto: non potete più essere cristiani o comunisti. Ci hanno detto: non potete più appartenere ad altri se non a voi stessi. Potete essere membri di associazioni, iscritti a forum, eccetera, ma non potete più appartenere a qualcun altro. Eppure c’è una nostalgia di questa appartenenza Sulla canzone dell’appartenenza Don Luigi Giussani ha scritto: “L'appartenenza è un'evidenza naturale: se l'uomo non appartenesse a niente, sarebbe niente. […] Ma come si può "avere gli altri dentro di sé" - pare un miraggio - ? [Eppure] Il finale della canzone accenna l'alba di una risposta: "Sarei certo di cambiare la mia vita/ se potessi cominciare/ a dire noi". Canzone dell'appartenenza (Gaber – Luporini)
L'appartenenza non è lo sforzo di un civile stare insieme non è il conforto di un normale voler bene l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.
L'appartenenza non è un insieme casuale di persone non è il consenso a un'apparente aggregazione l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.
Uomini uomini del mio passato che avete la misura del dovere e il senso collettivo dell'amore io non pretendo di sembrarvi amico mi piace immaginare la forza di un culto così antico e questa strada non sarebbe disperata se in ogni uomo ci fosse un po' della mia vita ma piano piano il mio destino é andare sempre più verso me stesso e non trovar nessuno.
L'appartenenza non è lo sforzo di un civile stare insieme non è il conforto di un normale voler bene l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.
L'appartenenza è assai di più della salvezza personale è la speranza di ogni uomo che sta male e non gli basta esser civile. E' quel vigore che si sente se fai parte di qualcosa che in sé travolge ogni egoismo personale con quell'aria più vitale che è davvero contagiosa.
Uomini uomini del mio presente non mi consola l'abitudine a questa mia forzata solitudine io non pretendo il mondo intero vorrei soltanto un luogo un posto più sincero dove magari un giorno molto presto io finalmente possa dire questo è il mio posto dove rinasca non so come e quando il senso di uno sforzo collettivo per ritrovare il mondo.
L'appartenenza non è un insieme casuale di persone non è il consenso a un'apparente aggregazione l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.
L'appartenenza è un'esigenza che si avverte a poco a poco si fa più forte alla presenza di un nemico, di un obiettivo o di uno scopo è quella forza che prepara al grande salto decisivo che ferma i fiumi, sposta i monti con lo slancio di quei magici momenti in cui ti senti ancora vivo.
Sarei certo di cambiare la mia vita se potessi cominciare a dire noi. Un'ideaAnni settanta: a questo punto, scusatemi, ma vi racconto anch’io come ho vissuto quegli anni. So che a Milano è stata allestita una mostra che tende a valorizzare quel periodo, che invece per me è stato uno dei periodi più brutti della nostra storia. La spinta ideale al cambiamento del sessantotto si è incanalata negli anni settanta o nello schema dei partiti di sinistra oppure nel terrorismo, e cosa c’è di peggio del voler imporre agli altri un’utopia con la violenza? Io arrivavo dal sud in quegli anni senza cognizioni sufficienti di italiano, latino e greco. Avevo degli ottimi insegnanti che mi avrebbero potuto indirizzare fare imparare quelle cose, ma questo non era possibile, perché nella mia scuola erano più i giorni in cui si facevano assemblee, collettivi, persino occupazioni scolastiche che non ore di lezioni, tanto gli altri, loro, i figli di avvocati, giornalisti, ecc… le cose le sapevano già e non avevano certo da impararle dai professori (allora i professori erano sempre sistematicamente da contestare). Durante le assemblee, poi, chi non era d’accordo con la maggioranza (si chiamava il movimento) veniva letteralmente picchiato. Potete immaginare dunque quale sia il mio giudizio di quell’età. Ma anche Gaber, che pure era stato sessantottino della prima ora, si era reso conto dell’assurdità degli schemi ideologici applicati ad una vita che sempre contraddice le costruzioni teoriche che non sono partono dal popolo e dalla realtà Un'ideadi Gaber - Luporini Un'idea, un concetto, un'idea Il mio amico voleva impostare L’odoreE cosa pensa Gaber del borghese-conformista, dell’uomo che si fa da sé, del selfmademan, di quello che si sistema la vita, il lavoro, i rapporti, gli amori, e non si fa più domande. Un uomo così, per Gaber, è proprio un uomo di merda L'odoredi Gaber – Luporini - 1974 © Edizioni Curci Srl - Milano
Sdraiati sull'erba Calma, un momento, ragioniamo. Lo shampooNella vita del piccolo borghese ci sono alcuni rituali intoccabili che rappresentano questa voglia di ordine, pulizia, forse, come diceva la canzone di prima, per nascondere un disagio profondo. Uno di questi rituali della nuova civiltà consumistica è quello del lavarsi i capelli. Lo shampoodi Gaber – Luporini - 1973 © Edizioni Curci Srl - Milano
Una brutta giornata Destra-SinistraLa stessa ironia dissacrante, che mette in luce le contraddizioni e le ipocrisie, Gaber l’ha dimostrata anche quando la scena politica e sociale si è profondamente modificata, con la caduta delle ideologie (che però per Gaber potrebbero anche non essere cadute del tutto), negli anni novanta, attraverso anche questa canzone, appunto rifatta due volte negli ultimi anni della sua vita. La versione che canto adesso è un mix fra la versione del 1991 e quella del 2001 E il bipolarismo? La destra, la sinistra? Antonio Ricci, che è l’autore di Striscia la notizia, dice al proposito: “[Gaber] Non è politicamente corretto. Ti urta, ti fa arrabbiare, ma ti costringe a pensare e non è mai completamente condivisibile. I politicamente corretti, alla Jovanotti, han bisogno di barbe e scenografie cubane, immaginette di Madre Teresa e T-shirt del Che: “È qui la festa? Un due tre .. casino!”. Cantano genericamente contro la guerra nei Balcani “Il mio nome è mai più”, poi vanno a braccetto con chi sostiene quella guerra. Il politicamente corretto è l’ipocrisia del buonismo conformista. Gaber invece è veramente buono e veramente tollerante. La prova: non ha ancora strangolato la moglie Ombretta Colli di Forza Italia.” Destra-Sinistra(Gaber – Luporini) – mix versioni 1991 e 2001
Tutti noi ce la prendiamo con la storia ma io dico che la colpa è nostra è evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra... Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Fare il bagno nella vasca è di destra far la doccia invece è di sinistra un pacchetto di Marlboro è di destra di contrabbando è di sinistra. Ma cos'è la destra cos'è la sinistra... Una bella minestrina è di destra il minestrone è sempre di sinistra tutti i films che fanno oggi son di destra se annoiano son di sinistra. Ma cos'è la destra cos'è la sinistra... Le scarpette da ginnastica o da tennis hanno ancora un gusto un po’ di destra ma portarle tutte sporche e un po’ slacciate è da scemi più che di sinistra. Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
I blue-jeans che sono un segno di sinistra con la giacca vanno verso destra il concerto nello stadio è di sinistra i prezzi sono un po' di destra. Ma cos'è la destra cos'è la sinistra... I collant son quasi sempre di sinistra il reggicalze è più che mai di destra la pisciata in compagnia è di sinistra il cesso è sempre in fondo a destra. Ma cos'è la destra cos'è la sinistra... La piscina bella azzurra e trasparente è evidente che sia un po' di destra mentre i fiumi, tutti i laghi e anche il mare sono di merda più che sinistra. Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
L'ideologia, l'ideologia malgrado tutto credo ancora che ci sia è la passione, l’ossessione della tua diversità che al momento dove è andata non si sa dove non si sa, dove non si sa. Io direi che il culatello è di destra la mortadella è di sinistra se la cioccolata svizzera è di destra la Nutella è ancora di sinistra. Ma cos'è la destra cos'è la sinistra... Il pensiero liberale è di destra ora è buono anche per la sinistra non si sa se la fortuna sia di destra la sfiga è sempre di sinistra. Ma cos'è la destra cos'è la sinistra... Il saluto vigoroso a pugno chiuso è un antico gesto di sinistra quello un po' degli anni '20, un po' romano è da stronzi oltre che di destra. Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
L'ideologia, l'ideologia malgrado tutto credo ancora che ci sia è il continuare ad affermare un pensiero e il suo perché con la scusa di un contrasto che non c’è se c'è chissà dov'è, se c'é chissà dov'é.
Tutto il vecchio moralismo è di sinistra la mancanza di morale è a destra anche il Papa ultimamente è un po' a sinistra è il demonio che ora è andato a destra. Ma cos'è la destra cos'è la sinistra... La risposta delle masse è di sinistra con un lieve cedimento a destra son sicuro che il bastardo è di sinistra il figlio di puttana è di destra. Ma cos'è la destra cos'è la sinistra... Una donna emancipata è di sinistra riservata è già un po' più di destra ma un figone resta sempre un’attrazione che va bene per sinistra e destra. Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Tutti noi ce la prendiamo con la storia ma io dico che la colpa è nostra è evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra... Ma cos'è la destra cos'è la sinistra... Destra-sinistra Destra-sinistra Destra-sinistra Destra-sinistra Destra-sinistra Basta!
Non insegnate ai bambiniÈ un giusto segno di rispetto quello di terminare questo percorso con la canzone con la quale Gaber ha voluto lasciare il suo ultimo messaggio, una sorta di testamento spirituale, forse non del tutto condivisibile, come sempre per i suoi testi polemici, ma un’opinione fondata su amare e realistiche constatazioni. Non insegnate ai bambini(Gaber – Luporini) Do do7+ la- Non insegnate ai bambini non insegnate la vostra morale Fa do e cosi stanca e malata potrebbe far male mi la- forse una grave imprudenza e lasciarli in balia di una falsa coscienza fa mi- non elogiate il pensiero che è sempre piu' raro re- la- non indicate per loro una via conosciuta fa sol do ma se proprio volete insegnate soltanto la magia della vita
do do7+ Giro giro tondo cambia il mondo
Do do7+ la- non insegnate ai bambini non divulgate illusioni sociali Fa do non li riempite il futuro di vecchi ideali mi la- l'unica cosa sicura è tenerli lontano dalla nostra cultura fa mi- non esaltate il talento che è sempre piu' spento re- la- non li avviate al bel canto al teatro alla danza fa sol do ma se proprio volete raccontategli il sogno di un'antica speranza mi- si7 non insegnate ai bambini ma coltivate voi stessi mi- sol il cuore la mente stategli sempre vicini re7 sol sol/fa mi-7 sol 7 date fiducia all'amore il resto e niente giro giro tondo cambia il mondo dvd
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