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Politica interna di Augusto

Ottaviano riduce il numero di senatori a 600, come ai tempi di Silla, e riserva il Senato solo ai possessori di almeno 250.000 denari. La carica di senatore diventò quindi ereditaria, ma il potere del Senato fu ridotto alla gestione delle province senatorie e alla proposta di leggi, che però potevano essere ratificate solo con il consenso di Augusto.

Acquistano molto più potere gli equites, i cavalieri, che, pur essendo meno ricchi, (avevano al massimo 100.000 denari) ricoprivano cariche sempre più importanti, come quella di procuratore.

Il procuratore diventa l’esattore delle tasse ufficiale dell’ Impero nelle province, e i pubblicani sono soggetti al procuratore.

Un’altra carica importante istituita da Augusto è quella del prefetto. C’erano il prefetto dell’ Egitto, il prefetto della flotta, il prefetto dell’annona, incaricato della distribuzione di viveri in città, il prefetto urbano, incaricato dell’ordine pubblico a Roma, il prefetto delle acque, che doveva controllare i quattro acquedotti della città, e soprattutto il prefetto del pretorio, capo delle guardie del corpo dell’imperatore, fondamentale come consigliere dell’imperatore, e anche nelle fasi di successione al principato.

Da Augusto in poi le province si divideranno in province del Senato, meno turbolente, consolidate da tempo, che non necessitano di molte truppe romane, e quelle imperiali, che sono ai confini dell’Impero, e che sono molto più soggette a probabili rivolte, come la Palestina o le regioni lungo il Reno e il Danubio, dove quindi si concentrano le legioni alle dipendenze dell’imperatore.

A capo delle province senatorie c’è un proconsole, ex-console, membro del Senato, che tiene la carica per un solo anno, per evitare gli abusi del periodo precedente. A capo delle province imperiali c’è un Legato, propretore, che Augusto spesso lascia in carica per più di un anno.

La riscossione dei tributi non è più soggetta all’arbitrio dei pubblicani, ora semplici impiegati, ma viene determinata con parametri razionali e regolari, in base al numero degli abitanti e alle risorse realmente possedute.

Gli italiani, dalle Alpi allo stretto di Messina, non pagano tributi, perché sono cittadini romani, non provinciali. Augusto divide l’Italia in 11 regioni, e le città italiane, chiamate municipi, sono autonomi, infatti ogni municipio ha un Senato.

I provinciali che parlavano il greco continuarono ad usare questa lingua, e tutti potevano mantenere le loro religioni, a condizione che aggiungessero anche il culto dell’imperatore. In Italia Augusto recupera ed estende a tutta la penisola la religione tradizionale romana, aggiungendo il culto della famiglia imperiale, la Gens Julia.

Augusto propose uno stile di vita sobrio, che adottò egli stesso, lontano dal lusso sfrenato che si andava diffondendo a Roma. Innalzò a modello la famiglia tradizionale, con almeno tre figli e punì l’adulterio, il celibato e le famiglie con un numero inferiore di figli.

La figlia Giulia e la nipote, con lo stesso nome, avevano molti amanti, e pur essendo sue parenti strette, Augusto le fece esiliare, per dimostrare la sincerità della sua politica di restaurazione morale.

 

 

La città di Roma diventa sovraffollata, con mezzo milione di abitanti, forse un milione. Mentre i ricchi vivevano nelle domus, la maggior parte della popolazione abitava nelle insulae, appartamenti in palazzoni fatiscenti e costruiti in gran parte di legno, soggetti a frequenti incendi. Per questo fu istituito un servizio di vigili urbani che dovevano spegnere questi incendi.

Molte furono le opere pubbliche volute da Augusto: il foro di Giulio Cesare, con un tempio a ljui dedicato, il Foro di Augusto, il Pantheon, tempio dedicato a tutti gli dei romani, il Mausoleo di Augusto, edificato quando lui era ancora in vita, l’Altare della pace di Augusto (Ara Pacis), le terme di Augusto, il Circo Massimo, dove si svolgevano i giochi pubblici, come le corse di cavalli sulle bighe, il Teatro di Marcello, e un primi anfiteatro per lotte di gladiatori, cacce con le fiere e battaglie navali di schiavi, giochi cruenti molto amati dal popolo romano.

Non più afflitta da guerre civili e liste di proscrizione, la città di Roma fu arricchita di molti palazzi in marmo, di abbeveratoi e fontane, di fognature e altari ai Mani e ai Lari.

 

 

La letteratura romana diventa ricca e originale nel primo secolo a.C. Cifurono oratori come Cicerone, storici come Sallustio e lo stesso Cesare. Ci furono poeti come Catullo, il più famoso poeta romano d’amore, e Lucrezio, che divulgò la filosofia epicurea attraverso il suo poema De rerum natura, anche se i Romani furono sempre scettici e lontani dalla concezione della natura dell’epicureismo, ritenuta poco ordinata, rispetto al provvidenzialismo stoico.

Nell’età di Augusto la cultura fiorì ancora di più, grazie all’opera di propaganda di Mecenate. Da allora in poi per mecenatismo si intende il generoso sostegno e appoggio dato agli uomini di cultura da parte di chi detiene il potere.

Nella villa di Mecenate, grande amico e consigliere di Augusto, si riunivano, erano ospitati e protetti infatti i maggiori letterati dell’epoca: Virgilio, Orazio e Properzio.

Virgilio esaltò nelle sue opere il modo tradizionale di vivere nei campi, ed esaltò Augusto, dando un fondamento epico alla sua discendenza da Enea.

Orazio nelle sue poesie esaltava la vita semplice e onesta di chi ama circondarsi di amici e vive l’attimo fuggente (carpe diem) senza aspirare ad accumulare ricchezze o cariche importanti.

Altri poeti dell’epoca, un po’ malinconici, furono Tibullo e Properzio, mentre Ovidio, che era troppo licenzioso e libertino, fu esiliato da Augusto.

Lo storico più importante dell’epoca di Augusto fu Tito Livio, che scrisse una Storia di Roma dalla sua fondazione fino ai suoi tempi, mentre Vitruvio scrisse un tratta sull’ Architettura, che rimase un punto di riferimento fino all’ottocento.

Augusto aveva un grande considerazione della sua famiglia, e fece rappresentare i mebri della sua famiglia sull’ Ara Pacis. Inoltre stabilì prima Marcello e poi Agrippa come suoi successori, ma entrambi morirono prima di lui.

Augusto così adottò il generale Tiberio, che aveva sconfitto i Germani e aveva sposato Giulia, figlia di Augusto, che divenne suo successore nel 14 d.C.

 

 
 

 
 

 
 

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