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L’apogeo dell’Impero

(secondo secolo d.C.)

Nel 68 d.C. Galba, dopo la morte di Nerone, aveva desiderato di consegnare il potere ad un suo successore non scelto nella sua famiglia. Infatti l’esperienza della famiglia Giulio-Claudia, che aveva condotto al potere individui inetti o pericolosi, come Caligola o Nerone, non doveva più ripetersi. Il problema è che scelse Pisone Liciniano, e che questo scatenò la reazione di Otone, con le conseguenze che ben conosciamo, cioè una guerra civile, l’uccisione dello stesso Galba e un anno di lotte, in cui si sono succeduti quattro imperatori.

Poi l’insediamento della dinastia Flavia sembrava aver risolto il problema, sotto l’impero del buon Vespasiano e dell’ottimo Tito, ma l’ascesa al potere dell’inetto Domiziano ripropose il problema. Nerva, che era un vecchio senatore, che prese il potere dopo Domiziano esattamente come l’aveva preso Galba dopo Nerone, riprese il sogno di Galba e lo realizzò. Il nuovo sistema si impiantava su una consuetudine radicata da tempo tra i Romani: l’adozione. Non dimentichiamo infatti che Augusto fu adottato da Cesare, Tiberio da Augusto, e Nerone da Claudio. Con gli imperatori da Nerva fino ad Antonino Pio, però, il sistema consisteva nell’adottare qualcuno non per interessi personali, familiari, o pressioni esterne, ma scegliere deliberatamente colui che avrebbe ricoperto il ruolo di imperatore meglio di qualsiasi altro cittadino romano del tempo.

Dal momento che comunque, tutti questi imperatori, non fosse altro per il fatto che erano stati adottati, risultano imparentati, alcuni storici hanno adottato il titolo di Antonini per loro, mentre altri storici li hanno semplicemente chiamati imperatori per adozione. Sta di fatto che durante il loro regno, e durante quello della dinastia successiva, quella dei Severi, invece tutti imparentati fra di loro, Roma conobbe il periodo di maggiore pace interna, tenuta delle istituzioni, ed espansione estera.

Si passò dagli Antonini ai Severi perché l’imperatore adottato da Antonino Pio, Marco Aurelio, fu succeduto da suo figlio Commodo, che dimostrò bizzarrie simili a quelle di Domiziano, facendosi chiamare Ercole, e chiamando Roma Colonia Commodiana, e dimostrandosi apertamente ingiusto e violento, tanto da essere ucciso violentemente da un gladiatore, come racconta, pur con qualche invenzione non attendibile, il film“Il gladiatore”.

Occorre memorizzare gli imperatori di questo periodo che furono:

Nerva dal 96 al 98

Traiano dal 98 al 117

Adriano dal 117 al 138

Antonino Pio dal 138 al 161

Marco Aurelio dal 161 al 180

suo figlio Commodo dal 180 al 193

Settimio Severo dal 193 al 211

suo figlio Caracalla dal 211 al 217

Eliogabalo dal 218 al 222

Alessandro Severo dal 222 al 235

Dal 235 in poi si ebbe un periodo di anarchia, un succedersi continuo di decine di imperatori anche per periodi brevissimi, in alcuni casi pochi giorni, a testimonianza di come il terzo secolo fu un seculum horribile, altro che annus horribilis come il 69. Nel terzo secolo si crearono le premesse della crisi e della caduta dell’ Impero romano.

Il segreto del successo degli Antonini e dei Severi fu quello di aver ben incarnato contemporaneamente il modello occidentale e quello orientale di impero, facendosi ben volere dal Senato in occidente, come se l’imperatore fosse semplicemente il primo dei magistrati, alla maniera di Augusto, ma facendosi considerare un monarca assoluto in oriente. Uniche eccezioni furono appunto Commodo ed Eliogabalo, che cercarono di imporsi in modo dittatoriale, e per questo furono gli unici di questi imperatori a morire di morte violenta, stroncati da una congiura.

Questa fu anche l’epoca di grandi giuristi:

nel 130 d.C. Adriano fece compilare l’ Editto perpetuo, ponendo le basi del codice di diritto romano, che verrà completato poi sotto l’imperatore Giustiniano.

Questo periodo fu anche l’epoca di famosi giuristi, tra cui Ulpiano, che sotto l’imperatore Alessandro Severo fissò la formula secondo la quale l’imperatore è assoluto, cioè in latino princeps legibus solutus, un principe sciolto da ogni legge.

 
 

 
 

 
 

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