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Da Tiberio a Claudio

Il successore di Augusto, Tiberio, intende continuarne la politica. Egli infatti, insieme con Claudio, rappresenta un modello occidentale di imperatore: l’imperatore che non si proclama e non si fa adorare come un dio. Egli fu molto criticato ai suoi tempi, e il ritratto che ne fecero Svetonio e Tacito fu di un uomo incapace, che tendeva a scaricare le responsabilità e temeva il confronto. Egli, secondo gli storici moderni, era sicuramente meno affabile di Augusto, ma altrettanto efficace nella gestione del potere, non gettò Roma in inutili e sanguinose guerre di conquista, risanò le casse dello stato, e consolidò l’impero ai danni delle oligarchie senatorie. Forse proprio per questo fu odiato dagli storici e dai biografi, che appartenevano a quella classe. Egli inoltre era ragionevolmente preoccupato del peso del potere, di cui sentiva effettivamente la responsabilità e i rischi.

Incominciano sotto il suo impero infatti le rivalità e le macchinazioni politiche. Di una di queste trame fu protagonista Agrippina Maggiore, nipote di Tiberio e moglie di Germanico, un ambizioso generale morto in circostanze misteriose il 19 d.C. Lei fu accusata di tradimento, esiliata, si uccise in esilio.

Seiano era il potente prefetto del pretorio, che trasferì direttamente a Roma le truppe dei pretoriani, aumentando così il suo potere. Quando Tiberio si ritirò per alcuni anni a Capri, egli divenne il padrone incontrastato di Roma, e ideò una congiura per destabilizzare Tiberio, ma la congiura fu sventata e lui fu condannato a morte.

Il successore di Tiberio, Caligola, figlio di Germanico, fu acclamato imperatore dalle truppe e benvisto inizialmente dal Senato. Egli, come Nerone, incarna il modello orientale di sovrano, che si autoproclama Dio, e che si sente particolarmente lontano dal senato e vicino al popolo e all’esercito. Alla plebe e ai soldati infatti fece molte donazioni, che misero però in seria difficoltà le casse dello stato, risanate da Tiberio. Egli fece nominare un cavallo senatore non perché pazzo, come voleva la storiografia senatoria, ma perché voleva così dimostrare la perfetta inutilità delle magistrature repubblicane. Con i suoi eccessi e il suo dispotismo riuscì solo a coalizzare tutti, a Roma e nelle province, contro di lui, e fu ucciso con una congiura.

I senatori intravidero per un attimo, con la morte di Caligola, la possibilità di un ripristino della repubblica, ma i pretoriani, consapevoli che il loro potere sarebbe scomparso se non ci fosse stato un imperatore, scovarono, quasi intimorito e nascosto, l’unico della dinastia giulio-claudia disponibile al momento, Claudio, e lo nominarono imperatore con il favore del popolo. A questo punto il Senato non poté far altro che ratificare la sua nomina.

Egli in realtà si mostrò un ottimo sovrano: era infatti colto e moderato, attivo e operoso.

Sotto Claudio fu completata la conquista della Britannia, fu concessa la cittadinanza romana ai Galli, e alcuni liberti diventarono funzionari imperiali. Egli infatti adottò il criterio che il potere non doveva andare ad una persona per l’appartenenza ad una certa famiglia, ma per i suoi meriti.

Claudio fu un po’ troppo debole nei confronti delle donne.

Le sue due mogli furono infatti protagoniste sotto il suo regno. La prima, Messalina, per gli scandali e i rapporti molteplici e non nascosti con più uomini, tanto che Claudio fu costretto a farla uccidere quando si sposò pubblicamente con un altro uomo che voleva far diventare imperatore al posto di Claudio.

La seconda moglie, Agrippina, ebbe suo zio Claudio come terzo marito. In realtà il suo scopo era quello di ottenere sempre più potere per sé e per il figlio nato dal primo matrimonio, Nerone. Per far questo convinse il marito ad adottare Nerone, che divenne suo successore al posto di Britannico, il figlio di Claudio. Poi probabilmente avvelenò Claudio, e pose sul trono Nerone, che influenzò e guidò fino a quando lo stesso Nerone, esasperato, la fece uccidere.

 
 

 
 

 
 

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