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Filosofia e religione

sotto Antonini e Severi

Si diffuse molto anche la filosofia greca in questi secoli. In particolare, fra tutte le correnti e le scuole filosofiche, ebbe un grande influsso lo stoicismo, perché insegnava regole pratiche di comportamento e non era in contrasto con la  propensione dei Romani alla vita associata, pubblica, politica e civile, a differenza dell’epicureismo, che predicava l’appartarsi e il vivere isolati, nel raggiungimento di una pace interiore e di un piacere personale.

Inoltre lo stoicismo prevedeva un ordine sulla terra, dovuto alle leggi, e nell’universo, dovuto alla provvidenza divina, in coerenza con le concezioni tradizionali romane.

Anche l’imperatore Marco Aurelio, detto appunto l’imperatore filosofo, era stoico, e dimostra nei suoi Ricordi di saper valorizzare tutti gli uomini, in quanto partecipi della sapienza divina, e collaboratori nel cammino della vita. Egli esprime una sorta di umanesimo e egualitarismo, che ha notevoli analogie con altre teorie o religioni che si diffonderanno in seguito.

La religione a Roma era sempre stata una religione civile, in quanto tutti erano tenuti a esprimere in pubblico il culto agli dei, nelle feste e nei riti, ma erano poi liberi di comportarsi come meglio credevano in privato. Inoltre, dal momento che gli stessi romani continuavano ad accogliere nel loro pantheon nuove divinità, essi permettevano ai popoli assoggettati di continuare a coltivare i loro riti, purché integrassero le loro divinità con gli dei romani, e in Oriente, anche il culto dell’imperatore.

Persino la religione ebraica, pur essendo una religione monoteista, fu considerata lecita da Cesare, quando passò in Palestina. Il problema per gli Ebrei era di carattere politico: il legame fra le profezie messianiche e i tentativi di rivolta al potere centrale causò una sempre crescente ostilità dei Romani nei confronti degli Ebrei, fino alla distruzione totale di Gerusalemme da parte di Adriano nel 135 d.C., che obbligò definitivamente gli Ebrei a uscire dalla loro terra di origine.

Al contrario, la religione cristiana era di per sé non concessa, illecita. Tuttavia l’affermazione dei cristiani di non voler combattere contro il potere, anzi la loro accettazione della superiorità politica dei romani e degli imperatori, a condizione che non dovessero essere considerati come divinità, permise loro una relativa libertà di culto.

Plinio il giovane, che era governatore in Bitinia, ad esempio, non li capisce, ma non condanna a morte i cristiani, a meno che non confessano apertamente la loro fede, o non contravvengono alle leggi di Roma. L’imperatore Traiano approva il suo operato nel famoso rescritto (=risposta ad una lettera di Plinio), che diventa un punto di riferimento per molti imperatori dopo di lui.

Marco Aurelio perseguitò invece i cristiani, ma solo perché alcuni di essi, gli eretici montanisti,  disdegnavano la vita associata e il servizio militare.

Comunque il comportamento tenuto dai cristiani durante le pestilenze e le carestie del II e del III secolo accrebbero la stima che tutti iniziano a portare ai cristiani, poiché essi non solo curavano gli altri cristiani, ma si davano da fare per tutti.

Inoltre accanto agli ebrei in  diaspora i cristiani giunsero e fecero il loro annuncio in tutto l'impero, sfruttando la facilità di comunicazione all'interno dei confini. Molte comunità cristiane furono fondate soprattutto nelle città, anche fra i ceti più alti.

Sin dalla metà del II sec. D.C. alcuni intellettuali convertiti al cristianesimo scrivono dei libri per difendere i cristiani dalle accuse più frequenti. Questi scrittori sono chiamati, con una parola di derivazione greca, apologisti, che vuol dire appunto difensori.

Uno dei primi e più famosi apologisti fu Clemente, che proveniva da Alessandria d’ Egitto, quindi viene chiamato Clemente Alessandrino.

Al contrario dei montanisti e di altri che ritenevano inconciliabile il cristianesimo con la cultura pagana, Clemente per primo, poi seguito nei secoli successivi da Sant’ Agostino e da Dante, valorizza tutta la cultura greca e romana, anche la filosofia. Secondo Clemente, se la filosofia insegna ad amare la verità, non può che venire da Dio. Infatti la filosofia e la saggezza, come dice la Bibbia, sono cose buone, e possono condurre alla fede attraverso la dimostrazione, quindi, essendo cose buone, non possono che provenire da Dio.

 
 

 
 

 
 

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