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Energie rinnovabili
definiamo energie rinnovabili tutte quelle che
derivano da fonti che possano essere considerate inesauribili. Il loro
sfruttamento non fa diminuire la loro entità in quanto si rinnovano
continuamente. Si è soliti suddividere le energie rinnovabili in: energia
solare, eolica, idroelettrica, geotermica, da biomassa, energia marina…. Una
importante caratteristica delle fonti rinnovabili è che esse presentano impatto
ambientale trascurabile, per quanto riguarda il rilascio di inquinanti nell'aria
e nell'acqua; inoltre l'impegno di territorio, anche se vasto, è temporaneo e
non provoca né effetti irreversibili, né richiede costosi processi di
ripristino.
Oggi le fonti rinnovabili rappresentano circa il 20% nelle statistiche delle
fonti di energia mondiali, con una netta prevalenza di biomasse (quasi il 14%) e
idraulica (il 6%). Nella Comunità Europea le energie rinnovabili contribuiscono
per il 5,4% alla copertura dei bisogni di energia primaria; le previsioni per i
prossimi anni prevedono il raddoppio di tale contributo, cioè il 9,6% per il
2005, grazie soprattutto alle biomasse, ai biocarburanti, alla valorizzazione
dei rifiuti urbani, all'energia eolica e alla minidraulica.
La possibilità di sfruttare diverse fonti rinnovabili è oramai dimostrata.
Restano ancora irrisolti problemi di efficienza e soprattutto economici. La
produzione di energia da fonti rinnovabili presuppone dei costi che non sono per
niente concorrenziali rispetto all'utilizzo dei combustibili tradizionali. Gli
impianti occupano in molti casi grandi superfici per ottenere solamente esigue
quantità di energia. I costi elevati e la scarsa diffusione delle opportunità
esistenti per accedere a fondi comunitari non fanno decollare il settore del
rinnovabile in Italia.
En. Solare
Definizione:
Per energia
solare si intende l'energia, termica o elettrica, prodotta sfruttando
direttamente l'energia irraggiata dal Sole verso la Terra. Ogni istante il Sole
trasmette sull'orbita terrestre 1367 watt per m². Tenendo conto del fatto che la
Terra è una sfera (e quindi i raggi arrivano spesso angolati) che oltretutto
ruota, l'irraggiamento solare sulla superficie terrestre mediato sulle 24 ore e
sulle 4 stagioni è, alle latitudini europee di circa 200 watt/m². La quantità di
energia solare che arriva sul suolo terrestre è quindi enorme, circa mille volte
superiore a tutta l'energia usata dall'umanità nel suo complesso. l'umanità ha
bisogno soprattutto di energia meccanica o elettrica e quindi l'energia solare
va trasformata, cosa che si realizza con prodotti della tecnologia che sono
tutt'altro che gratis. L'energia solare è quindi poco concentrata, nel senso che
è necessario raccogliere energia da aree molto vaste per averne quantità
significative, e piuttosto difficile da convertire in energia facilmente
sfruttabile (principalmente in elettricità) con efficienze accettabili. Varie
tecnologie sono state sviluppate per poterla sfruttare al meglio.
Produzione
I pannelli
fotovoltaici convertono la luce solare direttamente in energia elettrica. Questi
pannelli sfruttano l'effetto fotoelettrico e hanno un efficienza di conversione
che arriva fino al 32,5% nelle celle da laboratorio. In pratica, una volta
ottenuti i moduli dalle celle e i panelli dai moduli e una volta montati in
sede, l'efficienza media è di circa il 12%. Questi pannelli non avendo parti
mobili o altro necessitano di pochissima manutenzione. La durata operativa
stimata dei pannelli fotovoltaici è di circa 30 anni. I difetti principali di
questi impianti sono il costo dei pannelli e l'immagazzinamento dell'energia. Il
secondo problema di questo genere di impianto è che l'energia viene prodotta
istantaneamente e non può essere immagazzinata in modo semplice. Grazie a una
legislazione che prevede incentivi economici all'installazione di pannelli
solari e la possibilità di vendere l'energia prodotta in eccesso al gestore
della rete di trasmissione, la Germania è al primo posto in Europa per la
potenza elettrica prodotta da energia solare: tale quantità però soddisfa
solamente meno dello 0.1% del fabbisogno nazionale tedesco ed è del tutto
insufficiente a sostenere il trend crescente della domanda energetica (in
Germania la prima fonte di produzione di energia elettrica è il carbone, con
oltre il 50%, e al secondo posto c'è il nucleare con quasi il 30%).
Pannelli:
I moduli in
silicio mono o policristallini rappresentano a loro volta la maggior parte del
mercato. Entrambe queste tecnologie sono costruttivamente simili, e prevedono
che ogni cella fotovoltaica sia cablata in superficie con una griglia di
materiale conduttore che ne canalizzi gli elettroni. Ogni singola cella viene
connessa alle altre mediante ribbon (nastro) metallici, in modo da
formare opportune serie e paralleli elettrici. Sopra una superficie posteriore
di supporto, in genere realizzata in un materiale isolante con scarsa
dilatazione termica, come il vetro temperato o un polimero come il tedlar,
vengono appoggiati un sottile strato di acetato di vinile (spesso indicato con
la sigla EVA), la matrice di moduli preconnessi mediante i già citati
ribbon (nastro), un secondo strato di acetato e un materiale trasparente che
funge da protezione meccanica anteriore per le celle fotovoltaiche, in genere
vetro temperato. Dopo il procedimento di pressofusione, che trasforma l'EVA in
mero collante inerte, le terminazioni elettriche dei ribbon (nastro)
vengono chiuse in una morsettiera stagna generalmente fissata alla superficie di
sostegno posteriore, e il "sandwich" ottenuto viene fissato ad una cornice in
alluminio, che sarà utile al fissaggio del pannello alle strutture di sostegno
atte a sostenerlo e orientarlo opportunamente verso il sole.
Pratico
Per motivi costruttivi, il
rendimento dei moduli fotovoltaici è in genere inferiore o uguale al rendimento
della loro peggior cella. Con rendimento si intende la percentuale di
energia captata e trasformata rispetto a quella totale giunta sulla superficie
del modulo, e può essere considerato un indice di correlazione tra watt erogati
e superficie occupata, ferme restando tutte le altre condizioni. Se nei pannelli
ad uso aerospaziale i rendimenti raggiungono anche il 50%, valori tipicamente
riscontrabili nei prodotti commerciali a base silicea si attestano intorno al:
- 16% nei
moduli in eterogiunzione;
- 14% nei
moduli in silicio monocristallino;
- 13% nei
moduli in silicio policristallino;
- 10% nei
moduli in silicio microsferico;
- 6% nei
moduli in silicio amorfo.
A causa del naturale affaticamento dei
materiali, le prestazioni di un pannello fotovoltaico comune diminuiscono di
circa un punto percentuale su base annua. Per garantire la qualità dei materiali
impiegati, è prassi comune che i produttori coprano con un'opportuna garanzia
oltre ai difetti di fabbricazione anche il calo di rendimento del pannello nel
tempo.
Nucleare
Fusione fredda
Il 25 marzo 1989 é la data storica in cui
due coraggiosi ricercatori dell’Università di Salt Lake City (Utah - USA), Martin
Fleischmann e Stanley Pons, annunciarono alla stampa l’aver trovato un modo
molto semplice e poco costoso per produrre energia pulitissima: l’energia
derivata dalla fusione di atomi di deuterio (isotopo dell’idrogeno) a bassa
temperatura. In sostanza l’energia del futuro. Nonostante che i due scienziati
disponessero di risultati ben documentati, successivamente riprodotti in più di
duecento laboratori sparsi in tutto il mondo, si innescò una inconcepibile
serie di polemiche ed anche qualcosa di più. Una campagna di disprezzo, in
particolare, venne imbastita dai loro colleghi, studiosi della fusione calda ,
così denominata perché necessita di milioni di gradi di temperatura ed inoltre
di ingenti risorse economiche. Ed anche la stampa e le riviste specializzate
rivolsero pesanti critiche al loro operato. Il risultato fu che, dopo il
terremoto scatenato dall’entusiasmo per l’annuncio rivoluzionario, seguì un
crescente scetticismo, sconfinato in precise minacce per i due ricercatori.
Essi scomparvero per alcuni mesi, fino a quando approdarono a Nizza. Qui stanno
ancora lavorando per il loro progetto in un laboratorio privato finanziato con
nove milioni di dollari dalla IMRA Europe S.A., impresa affiliata alla
giapponese Toyota. Nella titanica lotta di interessi di ogni tipo, il movimento
scientifico scaturito dalla fusione fredda é ancora vivo e i risultati raggiunti
sono da tenere veramente nella più alta considerazione, nonostante che essi
producano energia di tipo calorico, cioé una forma non nobile, ma pur sempre
benedetta. Inoltre i ricercatori si incontrano annualmente per scambiarsi pareri
e risultati. A differenza della tecnica studiata e portata avanti da circa 40
anni per attuare la fusione calda degli atomi di idrogeno, sfruttando enormi
macchine capaci di far arrivare la temperatura interna anche a centinaia di
milioni di gradi, la fusione fredda proposta da Fleischmann e Pons si basa sul
principio dell’elettrolisi e sfrutta un’apparecchiatura semplicissima. Facendo
passare elettricità tra due elettrodi, uno di palladio e l’altro di platino,
immersi in acqua pesante D2 0 (dove D é il simbolo del Deuterio) si può produrre
una quantità di energia molto superiore a quella immessa. Secondo quanto sinora
accertato, nel reticolo cristallino del Palladio si crea una forma di fusione,
ancora misteriosa, tra i nuclei di deuterio. Il mistero é questo: come può
avvenire una fusione tra due nuclei i quali, essendo dotati di stessa carica
positiva, in realtà dovrebbero respingersi in maniera molto potente per effetto
della forza coulumbiana?
Negli ultimi anni poi sono state sviluppate nuove tecniche che in verità hanno
maggiormente aumentato il mistero, come l’uso di particolari accorgimenti sugli
elettrodi soprattutto l’uso di acqua normale. Risultati sorprendenti mostrano
rendimenti energetici addirittura del 900%. A qualcuno questo non va
assolutamente bene. E allora si creano i problemi: ci sono in ballo ricchissimi
brevetti e il Premio Nobel. Le teorie della "scienza" sentono in pratica il
profumo dei soldi. non secondario é il problema economico: cosa succederebbe,
tra l’altro, se tale reazione nucleare arrecasse del benessere a tutta la
popolazione mondiale e nello stesso tempo risolvesse il crescente inquinamento
del pianeta? Ci accorgiamo purtroppo che il vero problema é l’uomo. Sicuramente
il suo spirito é ammalato. Uno spirito che ha portato la scienza in un vicolo
cieco dove la saggezza é tuttora evanescente. Ci si chiede poi: é possibile
oggi, ed era possibile nei decenni passati rimettere le cose al loro giusto
posto per dare un futuro migliore ai nostri figli? La risposta é
inesorabilmente affermativa, ma é la volontà dell’uomo che deve entrare in
azione per far emergere concretezza e dignità. Dall’analisi storica di questa
vicenda si può capire come le scelte abbiano potuto determinare una
simile situazione, dove l’interesse personale o delle lobby, é sempre prevalso
su quello della collettività. Di conseguenza il modo di produrre energia col
metodo della combustione ha sempre avuto il sopravvento, ma i mezzi per cambiare
li potevamo già avere sin dagli anni venti e addirittura anche prima. Per
restare nel tema della fusione nucleare fredda, ricordiamo l’esempio del chimico
tedesco Friedrich Paneth. Questo ricercatore, ancora sconosciuto, nell’anno 1926
pubblicò sull’ "Annuario della Società chimica tedesca" il rendiconto dei
suoi esperimenti sulla fusione. Recentemente tali studi sono stati ripresi dal
prof. Vyaceslav Alekseyev, direttore del Laboratorio sulle Energie Rinnovabili
dell’Università di Mosca. Un altro avvenimento, che reputo di
fondamentale importanza é lo studio che Enrico Fermi intraprese negli anni ‘30,
per creare un generatore artificiale di neutroni. La nota, a firma di Amaldi,
Rasetti e Fermi, venne pubblicata su "La Ricerca Scientifica" nel 1937 e dove
si dimostrava la possibilità di sfruttare la reazione atomica:
D 2 + D 2 -------> He 3
+ n 1
1 1 2 0
per produrre neutroni necessari per
bombardare gli atomi. Per realizzare tale impianto Fermi ebbe necessità di usare
acqua pesante, cioè un bersaglio contenente un’alta percentuale di Deuterio allo
stato solido. Visto il notevole sviluppo di calore, si dovette ricorrere
all’aria liquida per mantenere a bassissima temperatura il blocco di ghiaccio.
Forse tutto ciò non é una reazione di fusione nucleare fredda? Anzi,
superfredda. Perché allora non venne mai proposta e applicata ? Andando avanti
nel tempo, ci sono stati notevoli esempi di questo tipo di reazione, sfruttabile
in vario modo, fino ad arrivare al fatidico 25 marzo 1989. Da quel momento
centinaia e centinaia di ricercatori si sono costantemente impegnati, nonostante
le notevoli avversità, per portare avanti uno dei migliori sistemi per produrre
energia pulita.
Naturalmente anche in Italia ci sono alcune Università che studiato il fenomeno.
Tra i ricercatori italiani dobbiamo citare, senza dubbio, il prof. Giuliano
Preparata, uno degli uomini ancora capaci di lottare per la fusione a freddo e
di denunciarne la pericolosa situazione di insabbiamento ed in particolar modo
l’"intrappolamento" dell’ingegno di Fleischmann e Pons. In questi ultimi otto
anni la ricerca ha raggiunto un accettabile livello nel cercare di creare
energia a basso costo senza l’incubo dell’inquinamento o di altre diavolerie
simili. Ma quando i risultati potevano avere già applicazione industriale, una
mente invisibile é riuscita ancora a fermare i più audaci.
Fusione calda
E' una via pulita per produrre
energia, senza rischio di esplosioni devastanti o irraggiamento da scorie
radioattive ma semplicemente utilizzando il medesimo processo delle stelle e del
Sole. Ogni attività umana produce inquinamento, tuttavia la fusione nucleare
potrebbe consentire l'abbattimento di tutti i problemi emersi dall'esperienza
della fissione nucleare (ovvero l'attuale processo mediante il quale si produce
energia dal nucleare dal 1950).
International Thermonuclear
Experimental Reactor (ITER):
E' il progetto per realizzare la fusione promosso da Canada, UE, Giappone,
Russia, Cina, Corea del Sud e USA. La costruzione durerà almeno dieci anni e
produrrà energia a partire dal 2035. E' comunque prevedibile un certo ritardo,
la fusione nucleare potrebbe diventare una realtà solo dalla metà di questo
secolo. L'Iter è l'ultimo passo di una lunga serie di sperimentazioni
scientifiche iniziata nei primi anni '90.
Vantaggi dei reattori a fusione:
-
il 90% delle scorie hanno una
bassa radioattività che si esaurisce in soli cento anni. Si elimina quindi
anche il problema sociale e politico dello stoccaggio.
-
producono un gas di scarico non
radioattivo (l'elio)
-
non producono gas ad effetto serra
che influiscono sul riscaldamento globale
-
non producono plutonio
-
il combustibile della fusione è
estratto dall'acqua, una risorsa presente in qualsiasi paese del mondo.
-
si riducono le conseguenze di
eventuali incidenti. In caso di perdita di controllo, il reattore a
fusione tenderà a raffreddarsi arrestando spontaneamente il processo di
fusione.
Come
funziona la fusione nucleare?
Il combustibile dei reattori a fusione è dato dal deuterio e dal
litio, entrambi estratti dall'acqua e dal
terreno. Es. 200 kg di
litio e 100 kg di deuterio possono
produrre 1000 MWh di potenza elettrica. Gli isotopi dell'idrogeno (deuterio,
trizio, ecc.) sono posti sotto vuoto e riscaldati ad alte temperature fino a
formare il "plasma" (nuclei separati dagli elettroni). Quest'ultimo viene poi
riscaldato a sua volta da corrente elettrica per far sì che gli atomi di
idrogeno si fondano rilasciando energia e atomi di elio. Nella fusione nucleare
due nuclei leggeri si fondono per ottenere nuclei pesanti, generando energia per
difetto di massa (dopo la fusione la massa è sempre minore alla somma dei due
nuclei, la parte di materia mancante si è trasformata in energia).
Perché la fusione nucleare richiede altissime temperature per compiersi?
Due nuclei posti ad una distanza minima (millimiliardesimo di millimetro)
tendono a fondersi sotto spinta della forza di gravità nucleare rilasciando
energia. Il processo di fusione è però ostacolato da un'altra forza, quella
elettrostatica. Questa forza è provocata dalla carica positiva dei protoni che
li porta a respingersi. Per superare la barriera elettrostatica i nuclei devono
essere portati ad uno stato di eccitazione raggiungibile solo ad altissime
temperature (100 milioni di gradi), tali da spingere al movimento i nuclei e
quindi a scontrarsi (ovvero a fondersi).
Il
problema delle temperature elevate
Le alte temperature richieste dalla fusione pongono un problema concreto:
nessun materiale può resistere a centinaia di milioni di gradi. Negli ultimi
anni si è cercato di risolvere il problema creando dei campi magnetici tali da
distanziare il plasma dalle pareti metalliche.
Il
problema dell'energia per avviare la fusione
L'energia necessaria per provocare la fusione nucleare è pertanto elevata.
Nei primi esperimenti l'energia prodotta non ha compensato quella necessaria per
produrla. Un problema di non poco conto che gli scienziati devono cercare di
superare per consentire una concreta applicazione industriale della fusione
nucleare.
Fissione
-
Il principale svantaggio del
nucleare sono le drammatiche conseguenze in caso di incidente. L'epilogo
di Chernobyl ha causato conseguenze globali e, ancora oggi, non si conosce
il reale impatto sulla salute. Se da un lato le nuove centrali di ultima
generazione garantiscono un livello di sicurezza elevato, dall'altro non si
può fare a meno di pensare che anche la centrale di Chernobyl era stata
considerata sicura a suo tempo.
-
Le scorie radioattive devono
essere stoccate per migliaia di anni. Nessun paese al mondo è giunto a
una soluzione definitiva di stoccaggio. In Italia, nel 2003 si fermò in
protesta un'intera regione italiana per impedire la realizzazione di un
deposito geologico di scorie.
-
La produzione di armi nucleari
resta l'ultimo grande handicap. Non si può negare un legame
tecnologico tra la produzione civile di energia nucleare e l'industria
bellica. Nel 2004 gli USA e altri paesi occidentali fecero grande pressione
sull'Iran per impedire la costruzione di una centrale nucleare civile
proprio per il timore che questi impianti fossero utilizzati anche per
finalità belliche. Pertanto il legame tra le due attività esiste.
-
Il costo reale del
nucleare. Da circa 15 anni nessun paese occidentale, salvo la
Finlandia, ha messo in cantiere nuove centrali nucleari. Il nucleare
comporta costi elevati fin dalla realizzazione degli impianti. Vanno poi ad
aggiungersi i costi militari per garantire la sicurezza dagli attentati
terroristici e i costi per smantellare la centrale nucleare al termine della
sua attività. Tutti questi costi non sono sostenibili da un'industria
privata. Lo Stato deve necessariamente intervenire a copertura delle spese
aumentando tasse e imposte ai contribuenti. In breve, il basso costo
dell'energia in bolletta potrebbe essere più che compensato dall'aggravio
fiscale in termini di imposte.
- La
localizzazione degli impianti nucleari. Le comunità locali sono
restie ad accettare un deposito di scorie o una centrale nucleare vicino
casa.
A) I
reattori tradizionali sono basati sul principio della generazione di calore
dal nocciolo, il luogo dove avviene la reazione di fissione nucleare. Il calore
a sua volta produce forza-vapore in grado di muovere turbine per generare
elettricità. Il combustibile per ottenere la fissione dell'atomo è l'uranio
arricchito. Le temperature medie di funzionamento oscillano intorno ai 330° C.
Questa tecnologia produce scorie nucleari, la cui radioattività può durare
migliaia di anni (anche 100.000).
B) I
reattori di nuova generazione
I nuovi reattori nucleari a fissione prendono spunto dall'esperienza
passata. Sono molto più sicuri dei reattori tradizionali, in caso di incidente
le conseguenze sono minimizzate da doppi apparati di sicurezza basati sia su
sistemi automatizzati e su principi fisici. Citiamo due reattori utilizzati
nelle centrali nucleari di nuova generazione.
-
Nel reattore "a spettro veloce" il
nocciolo è immerso nel sodio liquido, capace di scongiurare la dispersione
di calore in caso di incidente. Il combustibile è il medesimo (uranio
liquido) delle centrali tradizionali. Il problema delle scorie radioattive
non viene risolto. La temperatura media è superiore ai reattori tradizionali
e raggiunge circa 500°.
-
Nel reattore "a letto di sfere" il
nocciolo è composto anche da grafite per garantire la resistenza fino a
1600°. Questo reattore, pur non eliminando il problema delle scorie, ha il
pregio di non produrre plutonio. Il reattore utilizza come combustibile
l'ossido di uranio con elementi di grafite.
Chi produce l'energia nucleare? Sono circa 438 i reattori
nucleari attivi nel mondo. I paesi con maggiore presenza di reattori nucleari
sono i seguenti:
-
104 negli USA
-
59 in Francia
-
53 in Giappone
Complessivamente, le centrali nucleari
nel mondo producono 352 gigawatt, pari al 16% della fornitura globale d'energia.
L'incidente di Chernobyl negli anni '80 frenò l'ottimismo verso l'energia
nucleare per la consapevolezza delle gravi conseguenze in caso di incidente. I
paesi che soddisfano il proprio fabbisogno energetico interno tramite l'energia
nucleare sono i seguenti:
-
Francia: 76% fabbisogno energetico
interno
-
Paesi dell'Europa dell'Est: 40-50%
-
USA: 20%
Libri
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