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Intervista speciale
podcasting
1. Per
quale motivo ha deciso di pubblicare le sue lezioni in formato podcast?
Già da un po’ di tempo registravo le mie lezioni
e le inserivo su un mio sito, quando poi ho partecipato ad un convegno sul
podcast a scuola ed ho ascoltato l’intervento del prof. Alberto Pian di Torino,
il quale ha esposto la sua esperienza a scuola e la realizzazione con i ragazzi
del podcast Didanext &Radio Tony. A quel punto mi è stato chiaro ed evidente che
questo poteva essere un ottimo strumento di informazione e diffusione anche
della cultura. Io sono sempre stato convinto che le tecnologie innovative
offrono contenitori (siti web, mailing list, newletters, podcast) che si possono
arricchire di contenuti. Quando osservavo i ragazzi che ascoltavano musica con
un i-pod mi era venuto in mente che avrebbero potuto ascoltare una lezione
scolastica oppure la lettura di un testo letterario. È stata proprio questa
consapevolezza che mi ha avvicinato al mondo del podcast, dopo che già avevo
sperimentato in questi anni la redazione di siti web di argomento didattico,
come il mio sito www.atuttascuola.it.
2.
Secondo lei, il podcasting potrà diventare uno strumento didattico paragonabile
a quelli già esistenti?
Lo è già. Per chi lo ha sperimentato, e non sono
solo io, è uno strumento coinvolgente. A parte la pura registrazione della
lezione scolastica, sono tantissime altre le attività che possono vedere
coinvolti i ragazzi. Per esempio, la registrazione di una discussione in classe
su un argomento di attualità, un approfondimento su un autore di letteratura o
un’interrogazione, avendo cura di preparare bene gli studenti alla
registrazione, oppure la realizzazione di un video. Gli studenti sono attratti
dalla progettazione, dalla registrazione di fronte ad un microfono della loro
voce, e soprattutto dalla fase di assemblaggio dell’episodio (item) con la
prospettiva di inserire un jingle iniziale ed un sottofondo musicale all’audio
“parlato”.
A proposito di audio, vale la pena di sottolineare che il podcast ci fa
riscoprire l’importanza dell’oralità. Del resto la scuola è nata così, con un
rapporto tra studente e professore basato sul linguaggio orale. Dopo la massa
incredibile di test, quiz a risposta aperta e chiusa, prove oggettive e
questionari che hanno invaso la scuola in questi ultimi decenni, vale la pena di
riscoprire ciò che è specifico dell’insegnamento, cioè quel rapporto unico che
si nutre di lezioni e di interrogazioni. Del resto, quando i ragazzi andranno a
lavorare, utilizzeranno per la maggior parte proprio l’ abilità del parlare (e
dell’ascoltare), e se non la sviluppano adeguatamente tra i banchi di scuola
rischiano di essere penalizzati rispetto ad altri.
3. Cosa
pensano i suoi studenti dell'utilizzo del podcast finalizzato all'apprendimento?
Ha riscontrato dei successi notevoli, tra loro?
Anzitutto è stato molto utile per loro
riascoltare le lezioni in classe. Si pensi per esempio agli alunni assenti, o in
altri paesi per scambi culturali, oppure costretti a letto per una malattia o
con difficoltà a leggere. Tutti hanno tratto giovamento dalla pubblicazione
delle mie lezioni, sin dallo scorso anno scolastico. Da settembre in poi, però,
non mi sono fermato qui e ho proposto agli alunni delle mie tre classi di
realizzare altrettanti podcast, in cui pubblicare il materiale didattico
registrato in classe. Questo li ha entusiasmati ed accostati maggiormente a
materie che non sempre li interessavano. Infatti i miei studenti frequentano lo
scientifico tecnologico, mentre le mie materie di insegnamento sono tipicamente
umaniste (italiano, storia, ecc…). Per esemplificare meglio faccio un esempio.
Stavo spiegando in quarta il teatro di Molière e Goldoni. Ebbene, è venuto
spontaneo ad alcuni alunni improvvisarsi attori e recitare i brani teatrali
contenuti sull’antologia, nella prospettiva della pubblicazione sul loro podcast
di classe. Io sono convinto che loro ricorderanno Molière e Goldoni di più e
meglio in questo modo che non attraverso letture e lezioni approfondite.
4.
Quali sono i suoi progetti per il futuro, legati all'insegnamento tramite
podcasting?
Continuare su questa strada intrapresa, perché è
quella giusta, anzitutto perché ha ridato dignità al mio lavoro di professore,
ma poi perché sono gli studenti stessi che mi invitano a proseguire il lavoro
iniziato.
Mi piacerebbe pubblicare non solo lezioni, ma anche letture di testi. Già l’ho
fatto con la lettura dei Promessi Sposi nel mio podcast di Alessandro Manzoni,
ma potrei farlo anche con molti altri autori.
Vorrei anche diventare sempre più bravo nella creazione di video. Gli alunni
della mia classe seconda infatti hanno realizzato dei video di poesie
multimediali già pubblicati sul sito www.gaudio.org e che prossimamente
pubblicherò sul podcast e che aprono una nuova prospettiva.
Senza dimenticare, però, la specificità del podacst, cioè l’audio che ci
permette anche di fare altro e non ingabbia totalmente la nostra libertà di
immaginazione
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