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L’imperialismo romano

Da sempre gli storici sono interessati a capire come una piccola città di pastori, divenne il più grande impero che si abbia memoria, ma soprattutto si domandano cosa spinse questi genti a forgiare un impero di tali dimensioni. Il primo ad avanzare un tesi fu lo storico greco Polibio, il quale afferma che Roma cercò volontariamente il controllo sul mediterraneo, e lo mantenne grazie all’efficienza e alla bontà delle sue istituzioni, ma soprattutto alla forte coesione sociale del popolo romano. Molto probabilmente Polibio fu molto ottimista nel giudicar l’impero romano, almeno lo fu secondo gli storici moderni, che da anni dibattono su due tesi principali riguardo alla nascita dell’imperialismo romano. La prima avanzata nel XIX secolo dallo storico tedesco Theodor Mommsen e ripresa successivamente dallo storico italiano Gaetano De Sanctis, i quali affermarono che l’aggressiva politica estera di Roma fu continuamente ispirata dal tentativo di arginare il pericolo che veniva dai popoli vicini. Questo tipo d’imperialismo potrebbe essere chiamato Imperialismo Difensivo, infatti spesso Roma fu costretta ad attaccare per difendersi, come venne nel conflitto che vide contrapposte l’ancora “piccola” città di Roma contro Veio, infatti seppur Veio fu la prima a provocare dopo anni di battaglie Roma vinse distruggendo la città latina e inglobando il suo territorio. A questa tesi si contrappone la posizione del sociologo Max Weber, il quale afferma che Roma fu guidata sempre da una volontà di dominio; infatti prima dello scontro con Cartagine fu l’enorme quantità di popolazione, quindi il bisogno di terre coltivabili, a spingere i contadini-soldati di Roma alla guerra. Successivamente la situazione mutò; infatti quando molti strati della popolazione, ma soprattutto la nobilitas, che cercava prestigiose cariche e danari facili, e l’apparato militare ovvero i legionari, che si arricchivano tramite saccheggi e distribuzione delle terre conquistate, spinsero Roma alla politica di conquista che la segno per buona parte della sua esistenza. Probabilmente la verità si trova in un compromesso di queste due tesi, infatti: seppur Roma spesso, soprattutto ai suoi albori, fu spinta alla guerra soprattutto dai pericoli costituiti da popoli estranei, è anche vero che essa non disdegnò mai la guerra per l’espansione dell’impero; questa situazione nel lungo tempo divenne “abituale”, e allora fu la volontà di dominio a spingere Roma alla guerra, che prevalse soprattutto con la fondazione dell’impero ad opera di Augusto.

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