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L'avanzata del cristianesimo e il problema dei lapsi
Nel corso del III secolo si diffuse nell’impero una profonda inquietudine.
La certezza posseduta dai romani di poter contare sulla protezione degli dei fu
scossa dalla crisi politici-militare
L’insicurezza generale accentuò altre preoccupazioni che riguardavano l’uomo
come individuo: il significato della vita, l’ansia di salvezza e altri bisogni
che la religione tradizionale con i suoi antichi riti non poteva soddisfare.
C’rea l’esigenza di una divinità superiore a tutte le altre, con cui parlare
direttamente. Da essa ci si aspettava risposte rassicuranti; tutti sentivano il
bisogno di una vita spirituale più autentica. Questo cambiamento è stato
definito come la rivoluzione spirituale della tarda antichità
La principale conseguenza di tutto ciò fu l’affermazione dei cristiani, che in
breve tempo divennero maggioranza in molte delle regioni orientali dell’impero e
specialmente nelle città. Più lenta fu la penetrazione della nuova religione in
occidente, tra gli abitanti delle campagne e tra i militari che restarono a
lungo pagani.
Nelle città il cristianesimo si affermo i tutti gli ambienti sociali, ma
soprattutto nei ceti medi urbani e tra la donne. Un duro colpo all’espansione
del cristianesimo fu inferto dalle persecuzioni che suscitarono grande paura tra
i fedeli e numerose abiure. Accanto ai martiri vi furono molti fedeli che per
paura si arresero ai persecutori e per questo furono detti lapsi. Di fronte al
problema di come trattare i lapsi, le comunità cristiane si divisero tra coloro
che volevano escluderli per sempre, e coloro che erano favorevoli a riammetterli
dopo una penitenza. La polemica sui lapsi derivava de due diversi modi di intere
la chiesa.
Gli intransigenti pensavano a una comunità di puri e di eletti non disposta a
compromessi con la società corrotta; i più indulgenti ritenevano invece che la
chiesa fosse l’insieme dei credenti.
Alla lunga prevalse questa seconda concezione della chiesa, più aperte meno
settaria, più disposta ad accogliere tutti gli uomini per quanto imperfetti e a
collaborare con lo stato romano, non appena terminate le persecuzioni.
Questa visione più ampia del proprio ruolo favorì l’ulteriore espansione della
chiesa e la definitiva vittoria del cristianesimo nel IV secolo.
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