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Gaudio in blues

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The blues

Gaudio in Blues

recital musicale didattico del prof. Gaudio

COS’È IL BLUES?

È una musica sorta nel secolo scorso presso la comunità dei neri americani nel sud degli Stati Uniti. Lo scopo di questa musica era inizialmente quello di accompagnare il racconto delle esperienze, spesso ricche di sofferenza e sopraffazione, dei neri. Si trattava insomma di un alter-ego profano degli spirituals e dei gospel-songs, con la differenza che questi ultimi privilegiavano il canto corale e il blues quello monodico. In questo contesto nacque il giro di blues, le famose dodici battute, dentro il quale le parole si collocavano con una certa libertà, non sempre seguendo una rigida melodia, ma recitate, urlate e ripetute in modo ossessivo. Gli strumenti erano quelli poveri che poteva permettersi quella gente: talvolta un’armonica a bocca, per i più fortunati una chitarra, per la maggior parte la sola voce, lo strumento più "economico". Il jazz, che si differenzia quanto a strumentazione, adotterà però la scala pentatonica blues per le sue improvvisazioni, e il rock avrà le sue origini nel rhythm&blues, cioè nel blues elettrico di Chicago e Memphis degli anni ’50.

PERCHÉ SUONARE E CANTARE IL BLUES?

  1. Perché è una musica che unisce ascoltatori e musicisti di varie generazioni: gli ascoltatori perché è sempre attuale da oltre un secolo, i musicisti perché, anche se appartengono a generi musicali diversi, trovano nel giro blues una base comune di improvvisazione.
  2. Perché il cantante blues offre tutto di sé nell’interpretazione di un brano e questa musica non è mai banale o languida.

IL BLUES DELLA SOFFERENZA E DELL’INCUBO (introduzione)

In questa nostra indagine su questo genere musicale siamo stati molto aiutati dal libro "Blues nel mio animo" di Luciano Federighi, edizioni Oscar Mondadori, che ha analizzato in particolar modo le tematiche di queste canzoni, suddividendole poi in: 1) blues della sofferenza e dell’ incubo; 2) blues dell’ambiente sociale e della protesta; 3) blues dell’amore, della solitudine e del tradimento; 4) blues dell’esaltazione sessuale ed erotica;5) blues della fuga e del sogno. Cominciamo quindi con una riflessione sulla parola stessa blues...Pertanto, come dice Federighi, "l’argomento centrale ed essenziale rimane sempre lo stato di malessere o di benessere fisico del soggetto. Costante della poesia del blues è infatti la centralità che assume il rapporto tra l’ "io" cantore e il piacere, la soddisfazione materiale che la realtà di cui egli è testimone può di volta in volta offrire o, più verosimilmente, rifiutare" L.FEDERIGHI "BLUES NEL MIO ANIMO" pag.51 

IL BLUES DELLA SOFFERENZA E DELL’INCUBO (n.1)

"Spesso i "blues" fanno sentire la loro presenza sottilmente ossessiva aggirandosi per i luoghi familiari del cantante, e materializzandosi in umili oggetti quotidiani" , (L.FEDERIGHI, op.cit. pag.71) come nel famoso "Good mornimg, blues" di Huddie Leadbetter, un bluesman attivo nei primi decenni del secolo, che passò la maggior parte della sua vita nelle prigioni di stato. "Quando mi sono alzato stamattina, i blues camminavano intorno al mio letto, sì, i blues camminavano intorno al mio letto: Sono andato a fare colazione e i blues erano nel mio pane". "Good Morning, blues" di Huddie Leadbetter

"Good morning blues"di Huddie Leadbetter

 

IL BLUES DELLA SOFFERENZA E DELL’INCUBO (n.2)

"È tuttavia in un brano giustamente noto e più volte antologizzato del pianista originario della Louisiana Little Brother Montgomery, The first time I met the blues, che si realizza il quadro forse più vivido e drammaticamente valido della lotta dell’individuo con questo incontrollato prodotto della sua angoscia. I blues (o il singolo Mister Blues, dacché è indifferentemente ad esso o all’entità collettiva che si fa riferimento) mostrano una ferocia e un’ostinazione straordinarie". L.FEDERIGHI, op.cit. pag.71

"La prima volta che ho incontrato i blues, bella, giunsero camminando per il bosco, si fermarono dapprima alla mia casa, e mi fecero tutto il male che poterono. I blues mi aggredirono, Dio, e mi rincorsero di albero in albero. Buongiorno, blues, che fate qui così presto? Mi siete accanto al mattino, o Dio, e ogni notte, ogni pomeriggio. I blues scesero per il vialetto, e si fermarono di fronte alla mia porta, mi portarono più guai e sfortuna di quanti ne ebbi mai prima." "Il senso di movimento a volte frenetico convogliato da questi versi, attraverso rapide immagini di orde di spettri che spaziano per boschi e valli (singolare è quella affannosa rincorsa di albero in albero, che ha tutto il sapore dell’incubo), segue le fasi del progressivo inasprirsi della sofferenza, dalla primitiva iniziazione sino ai guai e alla disgrazia inauditi cui Little Brother Montgomery fa riferimento nelle ultime battute. "The first time I met the blues" di Little Brother Montgomery.

  

THE FIRST TIME I MET THE BLUES

The first time I met the blues, mama, they came walkin’ through the wood,

The first time I met the blues, mama, they came walkin’ through the wood,

They stopped at my house first, mama, and done me all the harm they could.

Now my blues got at me, lord, and run me from tree to tree,

Now my blues got at me, lord, and run me from tree to tree,

You should have heard me begging, Mr. Blues, don’t murder me

Good morning, blues, what are you doing here so soon

Good morning, blues, what are you doing here so soon

You be’s with me in the morning, lord, and every night and noon.

The blues came down my alley, mama, and stopped right at my door

The blues came down my alley, mama, and stopped right at my door

They gave me more hard luck and trouble ‘an I ever had befo’

  

I BLUES DELL’AMBIENTE SOCIALE E DELLA PROTESTA (introduzione)

"Pur emergendo da una realtà sociale pesantissima e sovente crudele, il blues reca di questa tracce relativamente limitate [probabilmente perché] rispetto al testo di protesta o documentario, il lamento o la schermaglia d’amore meglio sembrano adattarsi alla formula del blues, che per la sua natura fortemente individuale e liberatoria, come abbiamo precedentemente notato, tende a privilegiare in notevole misura il caso singolo, l’episodio personale, l’incidente che ferisce e si imprime in profondità". L.FEDERIGHI, op.cit. pag.74-75  

I BLUES DELL’AMBIENTE SOCIALE E DELLA PROTESTA (n.1)

Nella canzone Crossroads di Robert Johnson "l’evento o la successione degli eventi narrati – il vano tentativo di ottenere un passaggio al crocevia, il riconoscimento della propria invisibilità ("ain’t nobody seems to know me…"), il paventato sopravvenire del buio – sono ben vividi di per sé, ma si lasciano anche combinare in una pregevole metafora di fragilità e impotenza, di cui testimonia anche il succedersi continuo di preghiere straziate e di invocazioni di aiuto (a Dio, a una donna capace di sanare le sue pene, all’amico "Willie Brown", elemento autobiografico che non manca di insaporire il testo).Il mondo e, per traslato, una società che conserva talune e sovente aspre stigmate del razzismo (con il coprifuoco imposto al nero – "dark gon’ catch me here" – dopo il tramonto del sole), adopera dunque nei confronti dei più deboli una crudeltà strisciante e interessata: è un motivo, questo, espresso qui con rara efficacia e con profonda amarezza" L.FEDERIGHI, op.cit.pag.80-81

"Sono andato al crocevia, sono caduto in ginocchio / ho chiesto al Signore lassù, abbi pietà, risparmia il povero Bob, ti prego. / Me ne stavo al crocevia, cercavo qualcuno che mi desse un passaggio / sembra che nessuno mi riconosca, tutti mi passano davanti. / Il sole sta calando, gente, il buio mi sorprenderà qui / senza una dolce donnina piena d’amore che comprenda la mia angoscia. / Puoi correre a dire al mio amico, il povero Willie Brown / che me ne sto al crocevia, credo che non resisterò a lungo"

  

CROSSROADS (Robert Johnson)

I went to the crossroads, fell down on my knees

I went to the crossroads, fell down on my knees

Asked the Lord above, have mercy,

Save your poor Bob if you please.

Hmm, standing at the crossroads, I tried to flag a ride

Standing at the crossroads, I tried to flag a ride

Ain’t nobody seems to know me, everybody pass me by.

Hmm, the sun goin’ down boys, dark gon’ catch me here,

Eeeeh, dark gon’ catch me here,

I’ haven’t got no lovin’ sweet woman

that loves and feels my care.

You can run, you can run tell my friend poor Willie Brown

You can run tell my friend poor Willie Brown

Lord, that I’m standin’ at the crossroads,

I believe I’m sinking down

  

Another Man Done Gone (n. 2)

 

Viola Lee Blues (n. 3)

 

I BLUES DELL’AMBIENTE SOCIALE E DELLA PROTESTA (n.4)

Robert Johnson è autore anche del famoso "Sweet home Chicago" che simboleggia in modo drammatico l’esodo dei neri dalle pianure del sud, che non potevano più offrire loro un lavoro negli anni trenta, alle città industrializzate del nord, in cui, tra l’altro, la musica blues perderà le sue caratteristiche di blues acustico, usufruendo degli impianti di amplificazione del suono, diventerà Rhythm and blues, preludendo agli sviluppi successivi del Rock and roll e della musica Soul.

  

I BLUES DELL’AMORE E DEL TRADIMENTO ( introduzione )

"L’identificazione del blues feelings con la disavventura amorosa o con la memoria di questa rappresenta inequivocabilmente il momento centrale della poesia del blues." L.FEDERIGHI op.cit.pag.109

Se noi prendessimo un campionario di canzoni e di tematiche riscontreremmo senz’altro nella maggior parte dei blues il racconto di un’esperienza amorosa, il più delle volte segnata da delusioni, abbandoni, tradimenti e lamenti d’amore in genere.

  

I BLUES DELL’AMORE E DEL TRADIMENTO (n.1)

"L’esperienza (la più quotidiana delle esperienze) del conflitto amoroso, della contrastata ricerca dell’appagamento attraverso il rapporto sessuale, è certamente espressa nel blues con rara nitidezza e piena aderenza al reale. E dal blues emerge effettivamente un universo dinamicissimo e violento dove il motivo dell’eros è largamente dominante; un mondo ossessionato da malintesi, inganni, sopraffazioni, tutti rivolti alla conquista o al mantenimento di un qualche privilegio di natura amorosa" L.FEDERIGHI op.cit.pag.111

È il caso, per esempio della canzone "Don’t start me talking" di Sonny Boy Williamson che così racconta: "Jack dà due dollari a sua moglie per scendere in città e fare un po’ di spesa / lei esce in strada, e il vecchio Joey la ferma / la stende a terra e le fa un occhio nero / quando poi torna a casa, racconta al marito la menzogna / Non farmi cominciare a parlare, potrei dire tutto quello che so / la farò finita con tutte queste allusioni, qualcuno dovrà cominciare ad andarsene".

 

DON’T START ME TALKING

(Sonny Boy Williamson)

Jack give his wife two dollars,

to go down town and get some market,

Gets out on the street, ole Joey stopped her,

He knocked her down, and blackened her an eye, She gets back home, tell her husband a lie

Don’t start me talkin’, I’ll tell evreything I know

I’m gon’ break up this signifying, somebody got to go

 

I BLUES DELL’AMORE E DEL TRADIMENTO (n.2)

"Ma è anche vero che il bluesman è spesso capace di attribuire, attraverso il sorriso o attraverso il pianto e la preghiera, una portata, un valore superiore, più assoluto, alla sua rincorsa perenne dei favori di un amante" (L.FEDERIGHI op.cit.pag.111) come in "They call it Stormy Monday" di T.Bone Walker. "Signore, abbi pietà, abbi pietà di me, / sto piangendo, Signore, abbi pietà, abbi pietà di me / sto cercando di ritrovare la mia ragazza, non c’è nessuno che me la può riportare a casa?"

 

THEY CALL IT STORMY MONDAY

(T.Bone Walker)

Lord have mercy, lord have mercy on me

You know I cry, Lord have mercy, lord have mercy on me

You know I’m trying to find my baby,

won’t somebody please send her home to me?

 

"San Francisco Bay Blues" di Jesse Fuller

 

"Mistery train"

 

I BLUES DELL’ESULTANZA E DELL’APPAGAMENTO EROTICO (introduzione)

Oltre all’espressione della malinconia, del vuoto e della desolazione, "nel complessivo panorama poetico del blues, un non minore rilievo va attribuito quantomeno alla gioia estatica, alla celebrazione immaginosa e grottesca dell’impeto erotico.

I BLUES DELL’ESULTANZA E DELL’APPAGAMENTO EROTICO (n.1)

Nel celebre "Hoochie coochie Man" di Muddy Waters "i toni si fanno straordinariamente accesi, e l’esasperazione della potenza sessuale sfiora il maniacale, l’inverosimile, e si ammanta di una sorta di magico esoterismo. Il carisma emanato da un cantante di blues sulle donne […] acquista una portata universale, e lo hoochie coochie man è conosciuto, amato, temuto dal mondo intero". L.FEDERIGHI op.cit.pag.167La cavata poderosa e il timbro profondo e ricco di vibrato della voce di Muddy Waters contribuiscono a fare di questo uno dei blues più interessanti e suggestivi del dopoguerra di Chicago. Testo e interpretazione si fondono perfettamente a evocare un'affascinante atmosfera densa di umori bizzarri e di inquietanti e cupi sottintesi; e il testo, strutturato con indubbia originalità, assume una fisionomia narrativa inconsueta, sviluppandosi attraverso un profilo cronologico piuttosto involuto. Il brano si apre infatti con un flash back, con la rievocazione della profezia dell'avvento di questo satanico messia dell'eros, lo "hoochie coochie man": sarà un po' folle, imperioso, bastardo, un poco di buono, ma disporrà di un potere non comune sulle belle donne, le stringerà in pugno, le ecciterà ed esalterà sino a farle "saltare e gridare" (l'esaltazione di chi, nella Chiesa nera santificata è invasato dallo Holy Ghost). La seconda strofa recupera al blues il tempo presente, e individua nella pratica di rituali magici il motivo del successo in amore del protagonista. Gli oggetti misteriosi e occulti elencati da Muddy Waters sono tipici amuleti, fautori di malie ed incantesimi prodigiosi (la radice "John the Conqueror" citata nel testo è uno dei tanti talismani che i neri del Sud come Muddy Waters, emigrando nelle città settentrionali, conducevano con sé), e proprio questo loro congiungere magia a eros ripropongono il tema centrale della composizione: ché già il termine "hoochie coochie" appartiene nelle sue singole accezioni alle due sfere, indicando tanto "colui che esercita il voodoo" (secondo il volumetto Black Slang curato da Clarence Major), quanto, secondo il Pocket Dictionary of American Slang, il nome di una danza oscena praticata nei sordidi e malsani ambienti del circo e del luna-park. La terza strofa slitta nuovamente nel passato, per attribuire a circostanze cabalistiche riguardanti la nascita. (il ricorrere del numero sette, uno dei numeri fortunati, tra l'altro, nei crap games) la buona sorte del protagonista: e attraverso il presagio dei "sette dottori" ("He was born for good luck, and that you'll see") si torna immediatamente alla felice realtà del presente, simboleggiata dal possesso di una congrua e beneaugurante somma di denaro, chiaro emblema di potere. All'interno di questo particolare schema narrativo, si inserisce la nota martellante del ritornello, con quel suo celebrare potenza e fascino in una sorta di messaggio, di avvertimento gridato. L.FEDERIGHI op.cit.pag.168-169

"La zingara disse a mia madre, prima che io nascessi / è in arrivo un figlio maschio, sarà un poco di buono / le belle donne, le farà saltare e gridare / e allora il mondo vorrà sapere di cosa mai si tratta... // Ho un osso di gatto nero, ho un dente portafortuna / ho il 'John the Conqueror', me la spasserò con te / farò sì che voi ragazze mi portiate per mano / e allora il mondo conoscerà lo hocchie coochie man // Alla settima ora del settimo giorno / nel settimo mese, i sette dottori hanno detto / è nato per aver fortuna, e ve ne accorgerete / ho settecento dollari, non scherzate con me / perché sapete che sono qui, tutti sanno che sono qui / sono uno hoochie coochie man, tutti sanno che sono qui".

HOOCHIE COOCHIE MAN (Willie Dixon)

 

MI7

The gypsy woman told my mother

before I was born

you got a boy child comin’

goin’ be a son of a gun

gonna make pretty woman

jump and shout

then the world gonna know what it’s all

LA7

about I’m him

MI7

ev’rybody knows I’m him

SI7

I am the hoochie coochie man

LA7 MI7

ev’rybody knows I’m him

MI7

I got a black cat bone

I got a mojo too

I got a Johnny Conkeroo

I’m gonna mess with you

I’m gonna make you girls

lead by my hand

then the world gonna know

I am the hoochie coochie man.... about I’m him

MI7

On the seventh hour

on the seventh day

on the seventh month

the seven doctor said

"He was born for good luck"

and that you’ll see

I got seven hundred dollars

don’t you mess with him... about I’m him

I BLUES DELL’ESULTANZA E DELL’APPAGAMENTO EROTICO (n.2)

B.B.King esprime la forza e l’energia dell’atto amoroso in un famoso verso della canzone "Rock me baby": " Voglio che tu mi faccia dondolare, bambina, come se la schiena fosse senza ossa"

"Rock me baby" di B.B.King

 

I BLUES DELL’ESULTANZA E DELL’APPAGAMENTO EROTICO (n.3)

Il bluesman non esprime certo una concezione dell’amore romantica ed idealizzata, anzi tiene "sovente conto del ruolo rilevante che il denaro assume nel regolare i rapporti tra una coppia […] e il pianista Eddie Boyd sembra darne conferma nel suo ormai classico Five long years. Boyd rimpiange i cinque duri anni che ha interamente dedicato alla sua donna per esserne poi ripagato con il tradimento e l’abbandono: forte della lezione ricevuta si ripropone di non cadere più nella trappola, e giura che la prossima donna che sposerà dovrà lavorare e portare qualche soldo a casa. Amore e denaro, sentimento e denaro, appaiono così tra loro in costante e stretta dipendenza" L.FEDERIGHI op.cit.pag.155-156

"Ho un lavoro all’acciaieria, trasporto acciaio come uno schiavo, / per cinque lunghi anni, ogni venerdì sono tornato a casa di filato con tutta la paga".

FIVE LONG YEARS (Eddie Boyd)

I got a job at the steel mill, truckin’ steel like a slave

I got a job at the steel mill, truckin’ steel like a slave

For five long years every Friday,

I went straight home with all of my pay

I BLUES DELLA FUGA E DEL SOGNO (introduzione)

Un’altra importante categoria di canzoni parla simbolicamente della fuga e del sogno. "La fuga emerge sempre nel canto del bluesman attraverso l’isolamento e l’amplificazione in modo emblematico di elementi autobiografici. La realtà della fuga (nell’alcool, nei divertimenti sfrenati) viene recuperata nel blues e riproposta in chiave di simbolo". L.FEDERIGHI op.cit.pag.188

Key to the highway (Big Bill Broonzy)

 

CONCLUSIONE

Io amo il blues

Questo genere mi piace talmente che ho composto anch'io un blues, in cui dichiaro il mio amore per il blues, perché è in grado di esprimere come pochissimi altri generi musicali (forse solo la canzone napoletana e la bossa nova brasiliana) una nostalgia e una melanconia profonda.

"Io amo il blues" di Luigi Gaudio

 
 

 
 

 
 

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